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lunedì 12 novembre 2012

Le “armi” dell’elettore

Avevo scritto alcune considerazioni su quella che, in base a una dinamica commerciale, definivo Anomalia del prodotto politico: il “prodotto” (politici, partiti) è scadente ma continua a stare sul “mercato sociale” (consenso elettorale). Riprendo dalla chiusa, dove mettevo in discussione l’effettiva esistenza di una concreta domanda di buona politica.

L’anomalia di uno stabile e indisturbato persistere di una classe politica intellettualmente e moralmente mediocre, parrebbe essere colpa del consumatore. Ovvero di me che scrivo e di te che leggi. Di fatto la scadente qualità del prodotto politico perdura perché noi non gli rendiamo scomodo fino all’impossibile, il perdurare. Provo a tratteggiare alcuni scenari comportamentali di fronte a un prodotto insoddisfacente.

Scenario uno: me lo faccio da me, “partecipo alla produzione politica”
Il prodotto scelto in precedenza non piace, le alternative che offre il mercato nemmeno, quindi visto che tutti i partiti (gli strumenti odierni per arrivare a occupare i luoghi del potere politico) non mi soddisfano, mi “armo” di buona volontà e cerco di essere il più possibile “protagonista” nella costruzione di qualcosa che mi garbi.
La prima opzione, teorica, è “mettere in piedi qualcosa di nuovo”. Che sia partito, movimento, lista civica, realizzare una struttura di portata nazionale è già impegnativo per chi ha un mausoleo privato ad attenderlo ad Arcore. Per un comune mortale è impresa titanica, anche unendo le forze con altri.
La seconda opzione, fattibilissima, consiste nell’entrare all’interno di una realtà partitica già esistente, quella meno lontana dalle proprie idee, con il proposito di mutarla dall’interno. Se è vero che è relativamente facile tesserarsi a un partito, la parte difficile inizia quando ci si ritrova, seppure “armati” delle migliori intenzioni, all’interno di una struttura con meccanismi oliati e consolidati, difficilmente permeabili a un apporto migliorativo (ma partitocraticamente sconveniente).
A tal proposito, non bisogna mai dimenticare che non soltanto i nostri governanti (non il Governo in senso stretto, ma deputati e senatori) sono democraticamente eletti, ma anche i tanto vituperati leader di partito sono solitamente perpetuati nella loro autorità da una base elettorale interna che li elegge, gremisce le sale conferenze, rendendoli così autorevoli. Evidentemente più di qualche responsabilità per la qualità dei vertici, ce l’ha anche la base militante degli iscritti. Ma comunque... per ora andiamo oltre.

Scenario due: cerco di essere un “consumatore consapevole”.
Sullo scenario uno, si può infatti tagliare corto con un detto milanese: ogni ofelè al fa el so mestè (a ciascun pasticciere la sua specializzazione). Non è che tutti siamo tenuti a partecipare attivamente, investendo del tempo, in una attività politica professionale. C’è chi fa il pasticciere e c’è chi fa altro nella vita. Se il pasticciere è un’incapace, non posso mettermi io a fare il suo mestiere. D’altronde, se un pasticciere mi offre una torta schifosa, anche senza essere un addetto ai lavori, so accorgermi che fa schifo. Anche se non faccio politica attiva, posso esprimermi a riguardo. Per questo esistono le elezioni, ad esempio.

Come premessa mondiamo il campo dai soggetti caratterizzati (e sono tanti quanto tanto lagnose sono le loro lamentele) da menefreghismo elettorale, da urne disertate per pigrizia, da preferenze espresse senza cognizione di causa, ecc.. Immaginiamo invece un soggetto che coscientemente volesse documentarsi e poi prendere sul serio il momento di senso civico del voto. Gli si presentano due opzioni.
La prima opzione consiste nel votare il meno peggio, o continuare a illudersi che “il nuovo che avanza”, l’ultimo ritrovato sfornato dalla fabbrica politica, sia migliore dei precedenti. Ci si “arma” di scheda elettorale, pronti a disilludersi puntualmente alla prima inchiesta da malaffare sul “vecchio che permane”. Scelta misera, che perpetua la mediocrità.
La seconda opzione consiste nel decidere attivamente di non votare, come segnale di rifiuto della situazione. Atto di dignità, che personalmente, nello scenario di pochezza umana degli attuali protagonisti della scena politica, reputo contenga più realistico buonsenso di tanto senso civico in buona fede, di chi appunto confida che accada un miracolo e che questa volta i voti non servano a legittimare nuovamente degli omuncoli parassitari.
Temo, purtroppo, che per quanto venga erosa, la piattaforma di legittimazione elettorale dei detentori del potere partitico, fatta la conta delle schede, si rigonfia come un canotto e i Mediocri continuano a dominare, spartendosi i pur minimi riconoscimenti, in percentuale del 100% di potere assoluto.

Questo penso sia lo stato di salute dell’arsenale delle “armi” civili. Nella prossima puntata prenderò meglio la mira su effettive capacità e voglia di me che scrivo e di te che leggi, in fatto di maneggiare queste “armi”. Magari provando anche a togliere le virgolette.

K.

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