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venerdì 25 novembre 2011

Da che parte per le sorgenti del Nilo?

Un paio di settimane fa avevo pubblicato una “lettera aperta”, indirizzata al dottor Pierfrancesco Maran, Assessore alla Mobilità, Ambiente, Arredo urbano, Verde del Comune di Milano.
L’ho inoltrata all’Assessore, il quale ha gentilmente risposto qualche giorno fa.

Piccolo inciso: dal tono e contenuto, il commento lo ritengo originale (lo preciso a fini di correttezza, poiché potenzialmente chiunque potrebbe commentare spacciandosi per chicchessia).
Pubblico questo post disattivando i commenti (il dottor Maran può anche utilizzare la mia mail personale).

Di seguito pubblico il commento dell’Assessore e la mia risposta alla domanda che il dottor Maran rivolge.

*****

L’articolo iniziale, in fondo al quale ho ripreso il commento dell’Assessore, è questo: Campo di bocce? Bocciato!


Pierfrancesco Maran ha detto...
La ringrazio di avermi inviato una lettera aperta e le giro però una domanda. Ora che ce lo siamo trovati dalla passata amministrazione e come sappiamo sia io sia lei non è utilizzato, che faccio? lo smonto?


La ringrazio della risposta Assessore.
E provo a rispondere a mia volta alla sua domanda.
Penso che "smontarlo" comporterebbe soltanto un'ulteriore spesa. Il campo di bocce non mangia, se non il fegato di chi lo vede inutilizzato.

In ambito giornalistico si usa spesso con disinvoltura l'espressione "andare alla fonte".
Invece varrebbe la pena chiudere gli occhi e visualizzare il gesto (e la fatica) di "risalire alla fonte". La fonte è un luogo unico e prezioso, è quell'inequivocabile punto dal quale origina tutto ciò che scorre a valle. Da lì si genera tutto ciò che ne consegue. Vale sia per una notizia, sia per un campo di bocce.

Intendo dire che la priorità non dovrebbe essere domandarsi se smontarlo.
La priorità potrebbe essere domandarsi chi l'abbia montato.
I campi da bocce non spuntano dal terreno per magia.
Ci sarà sicuramente negli atti amministrativi dell'Assessorato, un primo documento, una prima traccia alla quale risalire, "un primo zampillo" dove per la prima volta si fa menzione all'intenzione di realizzare quel campo di bocce.
E dietro le intenzioni ci sono sempre delle persone, con una faccia, un nome e un cognome.

Nel mio articolo ho puntato l'attenzione sulle "associazioni locali" che hanno richiesto il campo.
Ebbene, qua non serve un Robert Bruce Banner che si trasformi in Hulk, qua occorre un Burckhart Waldecker, con la voglia di risalire il corso dei fatti, fino a scoprire le sorgenti del Nilo.
Io non mi armerei di mazza da cava, ma di machete da giungla.
Come scritto nell'articolo, penso che il primo passo consisterebbe nell'avere chiari nomi e cognomi di chi ha richiesto quel campo e di chi ne ha approvato e finanziato la realizzazione.

Dopodiche, io non smonterei il campo.
Io monterei una palo con un cartello, oppure una bella targa in ottone.
La dicitura potrebbe essere più o meno questa:
"A ricordo dei signori Tizio, Caio e Sempronio, grazie alla dubbia competenza dei quali, questa struttura inutilizzata è stata qua realizzata, a testimonianza e monito che i soldi dei cittadini milanesi possono venire sperperati. E i responsabili possono venire denunciati e sbeffeggiati."

Sempre meglio che niente.
Una società veramente civile dovrebbe saper mettere targhe per celebrare le proprie personalità positive, e altre per "prendere le distanze" da individui negativi, a tutto vantaggio della buona amministrazione e a pubblico ludibrio della cattiva amministrazione.

Magari, sempre che già non accada, si potrebbe tamponare la carenza di pianificazione della precedente amministrazione con una buona promozione della struttura. Nel far questo potrebbe essere sollecitato il Consiglio di Zona 3, al quale magari si potrebbe rivolgere qualche domanda precisa e utile, non so, qualcosa del tipo: “Voi che siete del luogo… da che parte per le sorgenti del Nilo?”

Provo a fare una domanda provocatoria.
Se io avessi interessi economici in appalti poco convincenti o intrallazzi di scambi di voti nell'ambito dell'amministrazione comunale, quale deterrente avrei per non approfittare della situazione da una posizione di potere, magari a fine mandato, se sapessi abbastanza per certo che l'amministrazione successiva, in ogni caso, accetterà il fatto compiuto, tanto più sapendo che non potrà esserle direttamente imputato?

Chi mi impedirebbe, dopo averla fatta franca col campo di bocce ai Giardini Pubblici, di promettere una pista di pattinaggio, mettiamo in zona Bande Nere, ad associazioni elettoralmente vantaggiose?
E poco importerebbe se poi la pista di pattinaggio (su ghiaccio) venisse realizzata all’interno del Geriatrico Redaelli.

Dottor Maran, io finisco come ho iniziato, ringraziandola sinceramente per aver trovato il tempo, nella moltitudine di corrispondenza tra la quale dovrà districarsi ogni giorno, per leggere la mia “lettera” e quindi rispondermi.
Io posso permettermi il tempo per risponderle diffusamente, anche per offrire degli spunti di riflessione, ben sapendo che un campo di bocce realizzato con poca oculatezza non è un problema fondamentale di una metropoli come Milano.

Può essere però un elemento semplice e concreto, sul territorio, per mettere a punto modi di ragionare e agire per arrivare, volendo, alla radice del problema, o alla fonte anagrafica dei fatti.
Un simile metodo d'indagine può dare buoni risultati anche trasposto a faccende ben più grandi; proprio perché dietro a ogni appalto e a ogni struttura realizzata, ci sono sempre persone in carne e ossa.
Che occupano uno spazio e un tempo, in ogni istante.
A maggior gloria dell'efficienza della gestione della Cosa Pubblica.

Le persone con funzioni pubbliche spesso fanno e disfano, montano e smontano, a loro piacimento, non abbastanza disturbati.

La ringrazio ancora e le auguro buon proseguimento dei lavori in Giunta.
Cordialità.

K.